Strappi, stiramenti, distorsioni, tendiniti … sono solo alcuni dei comunissimi traumi in cui si inciampa, per chi, come me, pratica sport!
Io non solo inciampo, ma ruzzolo proprio!! Visto che tengo muso duro al dolore con la speranza, vana, che possa passare. Quindi mi prodigo inizialmente con metodi, passatemi il termine, più blandi, quali gli impacchi di arnica, la ricerca di antinfiammatori omeopatici, il consulto di siti specifici del mondo fisioterapico … ma il dolore non passa, anzi!!!! E come mai????
Forse perché la sottoscritta ci lavora di continuo sopra, forse perché il genio del male non concepisce nel suo dizionario mentale la parola riposo ma anzi spera ogni qualvolta in una improvvisa e inaspettata guarigione!!!
Tutto questo perché è più forte di me; stare ferma mi è impossibile!!! Tanto che la frase ormai nota che rivolgo agli specialisti, alla prima visita, è: ”non dirmi cosa non posso fare, MA cosa posso fare con questo infortunio!”
Cerco di “ammorbidire” le sessioni di allenamento, facendo workout meno impattivi; mi sottopongo a sedute di osteopatia, ma anche quel povero santo uomo del mio osteopata, pur chiedendo a lui i miracoli, non è ancora arrivato a tanto!!! In tempi no-covid il nuoto era un mio grande alleato, ma come tutti ahimè sappiamo, ci viene negata tale possibilità.
Noi possediamo un prezioso alleato, un amico fedelissimo. Il nostro corpo. Spesso siamo distratti, altre volte facciamo come le tre scimmie emoticon: non sento-non vedo-non parlo: ci auto imponiamo l’indifferenza nei confronti dei messaggi che il nostro corpo ci invia. Ci grida a dir poco. Il filo è sottile e il rischio di cadere e farsi poi davvero male è un attimo!
E lì mi fermo; sono quelle volte, come ora, in cui devo darla vinta al dolore, o meglio, ascoltarlo e assecondarlo. La causa questa volta? Una distorsione importante subìta l’estate scorsa a inerpicarmi sulla dolomia tra un turno e l’altro e malcurata (lavoravo in un rifugio dolomitico a quota 2500); a questo vuoi che negli ultimi mesi mi sono data a “ trekkare” come uno stambecco, vuoi che sia bastato un niente per creare una ulteriore microfrattura, e il mio piede giustamente mi ha dato game over!!! Quindi rassegnata, mi sono sottoposta a quel meraviglioso esame claustrofobico, chiamato risonanza magnetica. Da cui è uscito che ho un piede, poverino, un po’ malmesso!
Pochi giorni fa ho avuto il consulto con uno specialista, la cui diagnosi è stata sintetica e lineare: RI-PO-SO ! Che, intendiamoci, non si traduce in uno stop totale; semplicemente limitare l’attività fisica! Ce la posso fare?!?! Mi do la sufficienza piena 😉 … altrimenti come faccio a rendervi partecipi delle mie camminate?
Ma come mi dico sempre: mi piego ma non mi spezzo! 😀
