Nel primo pomeriggio del giorno di Pasqua ci avviamo a braccetto verso il castello di Tures, in Valle Aurina. Non vedevo lei e i suoi fratelli, a causa del divieto di spostamento, da Natale. Ce la raccontiamo alla grande, tra risate e occhiate di intesa.
Ad un certo punto si fa seria e i suoi 11 anni mi chiedono: “Zia come lo definisci il tempo?” La guardo stupita e le sorrido; nel frattempo siamo al castello e in attesa degli altri ci sediamo sulla panchina ad ammirare il silente scorcio su Campo Tures, sulla valle e sulle maestose vette abbondantemente innevate che incorniciano il paesaggio.
La osservo; i suoi occhi emanano una luce profonda; scintille intense di azzurro che parlano di curiosità di sapere e conoscere.
Mi perdo nel mio tempo passato: il tempo delle ginocchia perennemente sbucciate e delle unghie annerite dalla terra, dei giochi a nascondino come ruba bandiera, dei cartoni animati di metà pomeriggio con la merenda; il tempo della contraddizione su tutto e tutti, delle prime farfalle nello stomaco, dei brufoli, del primo lento e dei baci; il tempo che sembrava non passare mai per arrivare alla tanto agognata maggiore età – per fare finalmente quello che si vuole e la patente! I 18 arrivano, gli studi terminano e il tempo della leggerezza cede il posto a quello della maturità e del lavoro. Gli anni passano e il tempo adulto mi accoglie con decisioni, progetti, delusioni, responsabilità, vittorie, amarezze, nuove scelte, bivi, percorsi nuovi da intraprendere e altri a cui giungo al capolinea.
E non è che le lancette ora vadano più veloci di una volta, ma da grande sembra che il tempo scorra più in fretta. A volte pare sfuggire di mano. Lo riempio fino a non starci più dietro. Lo rincorro. E perdo di vista il senso delle persone, delle cose e il suo valore. Lo sento, lo so. STOP. C’è il reset. Apro gli occhi con nuova consapevolezza; conscia di chi sono, di chi e cosa mi circonda e dell’importanza di ciascuno. Il tempo mi ha ferito e guarito; punito e lodato; mi ha sprofondato in burroni profondi e mi ha insegnato a trovare i giusti appigli per scalarne le pareti e risalire fiera fino alla vetta.
Torno a noi, guardo Charlotte e le dico: “Tesoro ognuno definisce il tempo per come lo vive e lo vuole vivere. È effimero, imprevedibile… in questo ultimo anno il Covid ha enfatizzato la sua bizzarria. Vogliti bene, fatti male, osa, premi ESC se non ne vale la pena, rincalza INVIO alle buone occasioni; vivi, lotta, sogna e non mollare mai; e lo vuoi un consiglio? Sii curiosa della vita e viaggia più che puoi, perché quando viaggi il tempo non conosce tempo, spazio, confini; quando viaggi ti apri alla maestosa bellezza dell’universo, arricchisci te stessa e torni impreziosita nel cuore e nella mente. Ogni viaggio è esplorazione del mondo e di noi stessi. Ogni viaggio lo porterai con te fino alla fine del tuo tempo.”
Si alza e con sguardo tenero mi dice” Seguirò il tuo consiglio, mi piace. Sei speciale, zia!”
Si mette a correre e dopo qualche istante si ferma e mi urla: “Vieni fino a me e corriamo insieme!” Nonostante il mio dolore al piede corro e raggiunta, mi prende la mano e corriamo insieme. Per qualche attimo nel tempo della spensierata felicità.
