La mia vita in una maratona

Di mezze maratone e gare di chilometraggio più breve ne ho fatte abbastanza… ma prima di appendere le scarpe al muro voglio chiudere in bellezza: fare una maratona, la signora Maratona. Trovo l’organizzazione sportiva a cui aggregarmi; quando ricevo la conferma di iscrizione, a inizio gennaio 2017, stento a crederci! E mi dico “ora non posso più tirarmi indietro!” I mesi trascorrono veloci e mi ritrovo, a fine ottobre, a preparare i bagagli per il grande evento. Il giorno prima della gara andiamo tutti insieme a ritirare il fatidico pettorale e pacco gara nel posto prestabilito. L’adrenalina è già alta, vuoi per il contesto allegro e sportivo in cui mi trovo, vuoi per i racconti di maratone precedenti vissute da veri professionisti, vuoi per il semplice fatto di essere nella meravigliosa NY!

Ore 4, domenica 05.11.2017: la sveglia suona. A vestizione e colazione ultimata ci si ritrova a percorrere la grande mela avvolta nella nebbia in una colonna di pullman, portatori di runners da ogni parte del mondo al di là del ponte di Verrazzano, dove tutto incomincia. Noi partecipanti, circa 55.000 persone che ci apprestiamo a correre i 42 km + 195 mt nei 5 distretti di NY, veniamo suddivisi in scaglioni. Verso le 10.15 sono sul ponte e davanti e tutto intorno a me vedo corpi che si scaldano, mani sui cronometri, risate, grida, gioia …una centrifuga di emozioni indescrivibile. Il tempo è nuvoloso e umido ma in quel momento pur essendo vestita leggera non lo percepisco assolutamente. Parte l’inno nazionale statunitense e poi lo sparo. Ore 10.30, via!!! È tutto vero! Ora tocca a me!

Come descrivervi quegli incredibili, lunghissimi, faticosissimi 42195 metri, anzi 26,22 miles per dirla all’americana! Nei mesi precedenti la gara spesso ho sentito dirmi che la maratona di New York differisce da tutte le altre per l’atmosfera e il tifo della città.  Ma viverlo è tutta un’altra storia. Per l’intero percorso siamo supportati dal tifo incessante della città, sorretti dalle musiche delle band rock, come dei cori gospel, sostenuti da continue offerte di banane, arance, caramelle, frutta secca, iniezioni di carica a suon di “batti cinque” a mani di qualsiasi razza e età, commozione a sentire il proprio nome, riportato sulla maglietta “Raffa go, go go”. Mentre corro e percorro i cinque distretti di New York comprendo appieno per quale motivo spesso, nei mesi precedenti la gara, mi sono sentita dire “ a New York non si corre per fare il tempo, ma per vivere le sue emozioni”. Nelle 4 ore, 47 minuti e 10 secondi ho sfidato momenti molto difficili …intorno al 30° km mi prende la crisi più totale, anche perché ci tengo a sottolineare che non ho mai corso fino a quel giorno più di 28 km!!! Pioviggina, fa freddo, sento le gambe dure come tronchi, la testa svuotata di ogni energia…. Percorrendo il temutissimo ponte di Queensboro mi fermo …. Le gambe sono di marmo, dolenti come mai ho provato; faccio un po’ di stretching e per non raffreddarmi troppo riprendo a camminare. Proseguo così per circa 5 chilometri, vedo corridori che mi superano,  altri che come me camminano … continuo a dirmi “ non ce la faccio più, basta!” … ma so pure che non posso mollare! … Ripercorro le miglia fatte e so che la medaglia la voglio a tutti i costi; paragono la maratona alla vita, alla mia vita … e una vocina dentro di me dice “datti il riscatto che meriti!” Bè riprendo a correre, il dolore non mi molla più; entro in Central Park sotto la pioggia battente col tifo pazzesco della città …. Una città meravigliosa che per un giorno intero si ferma per farci correre, per festeggiare insieme, uniti questo spettacolare evento… Vedo la scritta finish e tocco il traguardo. Smetto di correre. Sono ferma. Incredibile!!! Sono un vortice di emozioni; il corpo trema, non so nemmeno io se per la fatica, il freddo, la mia stessa dubbiosità di essere lì, si proprio lì!!! Subito dopo è tripudio  di abbracci, pacche sulle spalle, sorrisi e lacrime. Ritiro e addento la mia medaglia, la mia vittoria, il mio orgoglio … perché sentirsi dire, camminando – anzi,  zoppicando – la sera stessa e il giorno seguente con la medaglia appesa al collo “congratulation runner”, perché leggere l’indomani il proprio nome stampato con il relativo tempo sul New York Times, è storia di Mahnattan, è la mia storica impresa!

.. 42 km di emozioni, di vissuto, di speranze, di sogni, paure, caparbietà, sofferenza, stima, affetto, di voglia di farcela. E avercela fatta! Insomma ho corso la Maratona, ho corso la mia Vita!