Maggio 2016. Erano i primi giorni del mese quando andai all’ospedale per una visita di controllo, da cui risultò un’anomalia, per la quale dovetti fare un accertamento. Il mondo mi crollò addosso: da lì a qualche settimana avrei avuto l’esito, dal quale potevo proseguire una vita normale o da cui la mia vita sarebbe stata stravolta.
Tornando a casa decisi di intraprendere quel viaggio che fino a quel momento, pur sentendone parlare tanto, snobbavo un po’… mi sono detta: “se dovessi ricevere una brutta notizia, prima mi concedo qualcosa tutto per me!”
Il 29 di maggio atterro a Madrid e col treno raggiungo Leon. Sotto una pioggia battente mi compro la conchiglia (simbolo del Cammino francese) da appendere alla mia mochila (zaino) e comincia il mio cammino. 400 km in 21 giorni netti di trek: passo dal giallo oro delle meseta, ai pendii collinari della Castiglia fino alla carinissima cittadina medioevale di Astorga, per proseguire verso le catene montuose tra saliscendi di sentieri rocciosi, di paesini apparentemente disabitati, minuscoli …. Per salire faticosamente verso la tappa più alta del Cammino: O Cebreiro, i cui boschi fitti, avvolti nella nebbia, ne fanno il villaggio preistorico a 1300 mt di altitudine in un contesto ancestrale che apre le porte alla Galizia. E poi scendere dolcemente verso Sarria, con i suoi castelli di pietra e negozi di antiquariato; da qui, scatta il conto alla rovescia dei fatidici ultimi 100 km, giungere quindi a Lugo, una vera e propria città … traffico, cemento, semafori, grattacieli… me ne sono totalmente spurgata! E poi eccomi alle porte di Santiago. Ho il cuore in gola; con adrenalina sempre crescente percorro le sue stradine acciottolate, seguo l’indicazione della conchiglia con l’occhio puntato verso la punta della cattedrale … scale, ultima curva e ….cammino sul piazzale Obradoiro e davanti a me la facciata della Cattedrale di San Giacomo di Compostela.
Mi inginocchio e piango … un pianto lungo, liberatorio … lacrime che racchiudono la gioia, le emozioni, la fatica, il dolore, i colori, i paesaggi, le risate, le medicazioni, i continui atti di umanità, la cortesia, la gentilezza, le tante lingue parlate e improvvisate, i tanti momenti di condivisione col “mondo” a tavola o in un tratto di cammino, le mie riflessioni, i tramonti, le albe, il freddo, la pioggia, le alzatacce condivise, gli incontri inaspettati, gli scambi di medicamenti … ho zoppicato pesantemente per giorni, eppure ho avuto chi mi ha portato lo zaino per un tratto, chi mi ha dato un passaggio sulla sua bike, chi mi ha comprato il necessario in farmacia a mò di dono del pellegrino, chi mi ha ceduto il suo posto per dormire cosicché non dovessi cercarlo io … lacrime dai mille sapori, profumi respiri … e tanta malinconia, perché sono giunta quasi alla fine di un’esperienza unica, di un’avventura indelebile, di un viaggio nel viaggio … e mentre i ricordi rigano le mie guance, rido perché tutto intorno a me sono abbracci, canti, pianti, grida di gioia.
Qualche ora dopo vado a ritirare la fatidica pergamena del pellegrino e la mattina dopo partecipo alla Messa del Pellegrino, assistendo al volo del Botafumeiro, il più grande incendiere del mondo.
Il mio cammino, due giorni più tardi, prosegue verso Finisterre sull’ oceano e poi in direzione Muxia, ultima tappa. In queste ultime due giornate mantengo fede alle tradizioni: a Finisterre, km 0 del Cammino, brucio un indumento vecchio usato durante il viaggio, mentre sulla spiaggia di Muxia lascio sul bagnasciuga la mia conchiglia comprata tanti km prima a Leon con la speranza di trovarne una analoga… e così succede. Prima di salire sul pullman che mi porta a Madrid, davanti all’oceano in burrasca faccio una cosa ancora: lancio le mie scarpe consunte … un momento che ricordo per sempre! Ho fatto il cammino da sola e non lo sono mai stata; io, col mio zaino, e in quell’essenzialità ho conosciuto e vissuto la vera Felicità!
PS: mentre ero in attesa di fare il check-in a Malpensa, ho ricevuto una telefonata da numero fisso; era l’ospedale che mi comunicava l’esito dell’esame: negativo. Sono stata pervasa da un senso di leggerezza, consapevole di quanto nulla si debba dare per scontato: assaporare il bello, godere del prezioso, vivere il momento … un giorno, percorrendo i vigneti incantevoli tra Armenteira e Villanova de Arousa mi sono imbattuta nella scritta a caratteri cubitali “El camino no se corre, se camina”.





































