Una vera sfida. Una nuova sfida.
L’idea mi balena in testa da tempo. Il classico pensiero che mi pizzica in testa, che si intrufola nei sogni, che agita.
Sento l’esigenza di testarmi. Di buttarmi in qualcosa di totalmente inedito, sconosciuto, impegnativo.
Mi informo. Valuto. Pondero. I dubbi emergono, la paura cresce … ma la mia vocina, quella vocina implacabile, continua a provocarmi, a dirmi “provaci; ora o mai più!”
A marzo mi iscrivo al master. In un ambito tanto ameno, quanto lontano dalla mia formazione e esperienza professionale.
Sono estasiata, emozionata. Sbalordita, pure. Un percorso lungo mi attende. Un mondo nuovo mi accoglie.
Scrivo queste parole di getto. E così le pubblico senza indugiarci oltre. Ho trascorso mesi tosti, dove l’adrenalina di conoscere e sapere spesso si è trovata a combattere con argomenti per me astrusi, complessi, “impossibili”.
Ho appreso una miriade di nozioni. Ho spalancato la mia curiosità al mondo digitale. Così vicino a noi, in noi, così invadente a volte, così lontano dalla tradizionale comunicazione, così indispensabile per stare dietro alla tecnologia che avanza a passi da gigante, inarrestabile, nel suo percorso di perfezionismo, di velocità di elaborazione, di annullamento della distanza fisica, di rendere l’intelligenza artificiale la protagonista assoluta del presente e del futuro. Dove l’uomo fungerà da comparsa. Lo stesso uomo che l’ha ideata e creata.
Ricordo il giorno dell’esame. 3 ore per 300 domande. Più di una trentina di moduli. Credo di aver perso 10 anni della mia vita! Ne sono uscita distrutta. Esaurita. E dove mi sono detta “mai più!”
L’attesa è snervante. L’ansia si impossessa di me. I nervi sono a fior di pelle. Continuo a rivedere mentalmente le domande. So di averne sbagliate alcune. Ho il dubbio su altre.
E dopo giorni di patemi d’animo arriva la fatidica mail con il file dell’esito esame. Lo apro. Il cuore mi batte all’impazzata. Scorro la lista dei nominativi fino al mio nome. Leggo il voto e a fianco la dicitura “superato”.
Un momento che ricorderò per tanto tempo. Sono scattata dalla sedia. La tensione evapora all’istante. Mi sento leggera. Urlo dalla gioia, piango come non facevo da tempo. In quelle lacrime, in quegli urli, c’è una mescolanza di gioia, fatica, incredulità, soddisfazione, tensione, fierezza.
Stamattina mi hanno inviato il certificato. Un pezzo di carta. Il pezzo di carta. Lo osservo e sorrido. Lo accarezzo con lo sguardo. Un’esperienza che mi ha dato tanto.
Ho imparato che non devo pormi barriere mentali. Laddove ne sento il desiderio profondo.
Ho imparato che non esiste un limite d’età per intraprendere un nuovo cammino. Laddove la passione è più ferrea della paura.
Ho imparato che ho parti di me fino a ieri sconosciute, coi suoi talenti e potenzialità.
Ho imparato che non c’è meraviglia più grande al sapere, all’apprendere, all’aprire la mente.
Ho imparato a re-inventarmi. A stupirmi.
“Vedere è sapere; volere è potere; osare è avere”. Ho voluto e ho osato. Ho potuto e ho avuto. Ho visto e saputo.
Ho vinto.
